lunedì 9 novembre 2015

Brevissssssima autocelebrazione

La settimana scorsa si è chiusa la mia stagione agonistica di duathlon/triathlon 2015 con l'ultima tappa della Forhans Cup a Tarquinia.
Il mio obiettivo stagionale quest'anno era fare bene nella classifica finale di categoria di questo campionato ed alla fine ho chiuso in prima posizione come M1. Meglio non poteva andare.
Certo... qualche atleta più forte di me non ha fatto abbastanza gare per classificarsi... il primo M1 è stato premiato come terzo assoluto e mi ha liberato un posto sul podio... ma la verità, che vale per me e per gli altri, è che nello sport gli assenti hanno sempre torto. Quindi:
GRANDE FABIO!
Fine dell'autocelebrazione.
Scusate, ma meno di queste poche righe non potevo proprio scriverle.

Per me la cosa più bella è essere tornato a correre dopo due mesi di stop per il riacutizzarsi di una vecchia tendinite inserzionale all'achilleo. Sto meglio e da un mesetto mi riesco ad allenare.
Ora vorrei rimascherarmi da podista e puntare a qualche garetta invernale.
Se sto bene saranno C...I per molti...
Stay tuned.

venerdì 11 settembre 2015

Ora applaudiamo loro, cazzo!!!

Roberta e Flavia in finale agli US Open dopo aver battuto in semifinale le numero 1 e 2 del mondo.
E' il punto più alto della storia del tennis italiano.
Grazie ragazze!

venerdì 4 settembre 2015

Indimenticabili Mondiali di Atletica

Quest'anno parte delle mie vacanze è coincisa con i Campionati Mondiali di Atletica leggera.
Le gare sono state emozionanti, tantissime prestazioni straordinarie, grandissimo spettacolo sportivo.
Seguire i mondiali ha in parte alleggerito la mia tristezza per l'infortunio al tendine d'achille che ha limitato la mia possibilità di allenamento.
43 paesi del mondo hanno vinto almeno una medaglia... tra questi non c'è l'Italia.
Il presidente della FIDAL Giomi, dopo la manifestazione, definita come la peggiore di sempre per l'atletica italiana, ha rilasciato questa interessante intervista.
In questi giorni (ma passerà presto e si tornerà a parlare solo di calcio) tanti sembrano interessati a capire come mai l'atletica italiana di vertice non funziona... chissà...
Io, qualche mese fa, sul blog del mio amico Corsaro, in un commento, scrivevo:

"... nel nuoto (a proposito dell'allenamento dei giovanissimi in Italia, n.d.r.) i volumi sono più alti già da molto piccoli ed è previsto un percorso di apprendimento abbastanza preciso che finora ha dato buoni risultati.
Non è assolutamente un caso se nel nuoto abbiamo più atleti top e medaglie di quanti ne abbiamo nell'atletica leggera. Il Fenomeno (Pellegrini) te lo regala madrenatura, ma i campioni fino ad un certo livello si possono trovare e "costruire", se la base è buona.
L'atletica in Italia soffre già della micidiale concorrenza del calcio (o del volley e della danza per le bimbe) rispetto al numero di praticanti giovanissimi, i pochi bambini che la scelgono trascorrono max 4 ore/week al campo anche da grandicelli, gli insegnanti non sempre sono preparati (quasi sempre sono sottopagati), il passaggio dalla semplice psicomotricità ludica alla specializzazione dei gesti atletici è spesso malgestito. Alla fine sopravvivono i più portati (o quelli con i genitori più appassionati) e per quei pochi inizia la parte più difficile: trovare e mettersi nelle mani di un allenatore razionale che sappia quel che fa... Un sottoinsieme ridottissimissimo approda nei gruppi sportivi militari, ma non è che lì sia automatica la valorizzazione del talento... Insomma una giungla!!! 
... e intanto sugli altopiani africani i bimbi corrono per andare a scuola..."
(FabioG, 18/12/2014)

lunedì 13 luglio 2015

Sul gradino più alto del podio

Non si tratta di quello olimpico (per quello dovrò purtroppo aspettare una prossima vita), ma molto più modestamente di quello di categoria M1 in una gara di triathlon sprint, però, almeno per ora, mi posso accontentare. Eddaje!!!
Sabato a Caprarola nella quinta tappa della Forhans Cup 2015 ho fatto probabilmente la mia migliore gara da triatleta. Forse, per la prima volta, sentendomi anche un triatleta e non un podista che si scalda prima di correre con il nuoto e la bici. In verità non è stata una scelta, bensì una necessità di cui ho fatto virtù... 
Nell'ultimo mese infatti una fastidiosa tallonite era riaffiorata dal passato costringendomi a limitare al massimo i km di corsa. 
Anche per questo ho scritto poco sul blog, per me non poter correre significa entrare in una sorta di letargo emozionale, in cui tutto funziona peggio.
Eppure fare triathlon offre ovviamente delle alternative nell'allenamento quando si hanno dei problemini fisici. Così, seppure a malincuore, ho un po' rivisto i programmi: 
stop con gli allenamenti di corsa, giusto una sedutina a settimana per limitare i danni alla forma, cancellate le gare su distanza olimpica, aumento dei km in bici e di nuoto, obiettivo gare sprint e punti per la classifica della coppa Forhans di categoria.
Detto fatto. 
Sabato, mi sono presentato al via con le idee chiare: 
nuotare regolare cercando le giuste traiettorie e le migliori scie possibili, massima concentrazione nei due cambi, spingere in bici per rimanere eventualmente con un buon gruppo, dare il massimo sulla corsa accettando di non essere più in grande condizione, ma pensando "5km se ponno fa'...".
Detto fatto.
La giornata era bella calda... perfetto!
La location un piccolo paradiso naturale immerso nel verde... perfetto!
Il percorso a nuoto ben disegnato con boe e riferimenti ben visibili... perfetto! 
Il percorso in bici velocissimo e senza curve... perfetto!
Il percorso a piedi su sterrato morbido ed erba... perfetto!
Non potevo chiedere di più, dovevo solo nuotare, pedalare e correre!
Detto fatto.
Se mi avessero chiesto di firmare prima della gara per questa prestazione lo avrei fatto, eppure... no, vabbè questa volta non vi rompo, va bene così!
Ora comunque penso già al futuro: un po' di riposo senza corsa per far guarire il tallone, bici e nuoto a volontà.
Stay tuned!

martedì 19 maggio 2015

Quella coperta un po' corta


Eggià, la coperta sembra sempre un po' cortina...
Un mesetto fa, dopo l'esordio annuale nel triathlon a Cerveteri, mi ero posto l'obiettivo di migliorare un po' nella bici, cercando soprattutto di dedicare al ciclismo un po' più di tempo, ovviamente a parità di tempo complessivo di allenamento.
Così, non potendo allenarmi come dovrebbe fare un vero ciclista, mi sono inventato qualche uscita al tramonto sotto casa dopo il lavoro, di pochissimi km, ma abbastanza frequentemente.
Meno nuoto, meno corsa, più bici. Si fa quel che si può.
Nella bella gara sprint di Trevignano domenica scorsa qualche risultato è arrivato. Salito in bici mi sono attaccato ad un bel gruppetto veloce e sono riuscito a rimanere in scia fino alla zona cambio. 57° tempo di frazione su 236 arrivati, per me buono, meglio del passato.
Purtroppo la coperta corta mi ha lasciato un po' scoperto sul nuoto, in cui riducendo gli allenamenti ho pagato qualcosa... 74° tempo di frazione, non malissimo, ma peggio di quanto avrei potuto fare con una coperta più grande.
La corsa è una mia amica sincera e fedele... In questo mese le ho dedicato pochissimo tempo, solo qualche seduta di qualità, pochissimi chilometri, quasi nessun lento... eppure lei mi ha fatto pagare poco, il conto me lo ha quasi regalato... 9° tempo di frazione... grazie cara.
Insomma alla fine ho chiuso la gara con un 32° posto assoluto che considero un buon traguardo "transitorio". Dovrò spostare ancora la coperta, cercare una nuova posizione per scoprirmi ancora meno.
Ci proverò, soprattutto ora che un nuovo angelo fa il tifo per me da lassù.
Anche lui aveva una coperta corta, ma tanta inventiva per usarla bene....

giovedì 30 aprile 2015

Ciao Giovanni

Ciao Giovanni,
ora ti immagino in un bel campo da tennis in terra rossa a giocare,
contento, giovane, forte e libero, finalmente di nuovo libero. 
So che un giorno ci incontreremo di nuovo lì, 
prepara bene il campo come solo tu sai fare.
Sei salito prima per aggiustare tutto, come solo tu sai fare.
Sistemerai anche quello che gli altri pensano sia da buttare e funzionerà meglio di prima.
Io lo so e tu sai che io lo so, anche per questo ci vogliamo bene.
Con il tempo ci siamo capiti ed apprezzati, profondamente e sinceramente.
Sai che puoi fidarti di me, che hai lasciato la tua stella in buone mani.
Un giorno spero che sia lo stesso anche per me.
Quel giorno arriverò sul tuo campo perfetto a giocare anch'io.
Sarò un po' in ritardo all'appuntamento, ma avrò qualche buona scusa.
Nel frattempo mi mancherai.

domenica 19 aprile 2015

Nothing is impossible...

"Nothing is impossible" è un motto bellissimo.
Musicale, poetico, emozionante, potente.
Chi ama lo sport non può non rimanere affascinato dalle parole di Mohammad Alì che sfidano l'impossibile.
Eppure... eppure penso che siano parole potenzialmente pericolose per alcuni.
La scelta degli obiettivi nello sport (ma poi anche nella vita...) è uno degli aspetti più difficili da gestire, secondo me spesso trascurato rispetto ad altri come l'allenamento o la motivazione.
Le sfide sportive per piacermi devono essere al limite dell'impossibile, ma comunque possibili.
Chi sceglie sfide sportive impossibili e le fallisce ha un alibi con gli altri e con se stesso..."ho perso, ma era una sfida impossibile"... Non è molto diverso da chi sceglie sfide troppo facili.
Chi vince sempre (ripeto sempre) le sue sfide non mi convince, è facile che le abbia scelte troppo facili per le sue potenzialità.
Chi perde sempre (ripeto sempre) le sue sfide è facile che le abbia scelte impossibili, non è detto che per raggiungere i suoi obiettivi debba solo allenarsi di più o meglio.
Per me il bello nello sport è puntare ai propri limiti, cercare di superarli, rimanendo nella realtà.
Poi ci sono i sogni, ma quella è un'altra storia...


mercoledì 15 aprile 2015

Storia di un podista che si crede triatleta

Lo so, lo so... mi lamento sempre, non sono mai soddisfatto... ma almeno per ora sono fatto così, alla continua ricerca di un nuovo traguardo, in eterna sfida con me stesso prima che con gli altri.
Eccomi dunque a commentare il primo triathlon sprint della stagione con lo spirito di chi sa di aver fatto una buona gara, diciamo anche in parte ottima, ma che vuole concentrarsi sugli aspetti che possono essere migliorati per puntare ancora più in alto.
La location e le condizioni del triathlon sprint di Cerveteri, seconda tappa della Forhans Cup 2015, erano quasi perfette. Tanto sole, poco vento, mare calmo, acqua freddina (intorno ai 15°), ma sopportabile per 750m di nuoto con la muta. Peccato per il fondo stradale "non perfetto" (diciamo anche a tratti dissestato) del percorso in bici.
Nel nuoto ho avuto buone sensazioni, ma ho fatto errori da vero pivello: mi sono fatto imbottigliare nella prima boa ed ho perso diversi secondi quasi fermo, ho fatto molta più strada tra la prima e la seconda boa, ho usato poco la scia di altri nuotatori. Voto: 5,5.
In T1 sono stato abbastanza concentrato, ma ho perso ancora troppo tempo a levare la muta, posso fare meglio. Voto 6,5.
In bici il percorso ero davvero "tecnico", un giro pieno di curve da ripetere per ben 5 volte. Questa frazione ha fatto per me la differenza, purtroppo in senso negativo. E' emersa infatti la mia scarsissima dimestichezza con le curve e le ripartenze. Nei pochi e brevi rettilinei riuscivo a tenere un buon ritmo, ma in curva vedevo gli altri scivolarmi rapidamente via. Ho perso diverse posizioni, troppe. Il motore c'è, posso pedalare veloce e mi difendo in salita, ma sono lontano dalla sufficienza come ciclista in termini di capacità di guida della bici. Devo lavorarci... Voto 5.
In T2 sono stato lento nell'infilare la scarpa destra, posso limare certamente qualche secondo. Voto: 6,5.
Sulla corsa meglio non potevo fare. Sarei davvero presuntuoso se dicessi di avere molti margini di miglioramento su una frazione in cui ho fatto registrare il miglior tempo assoluto della gara (si, proprio primo assoluto). Ho volato, eppure non sono arrivato sfinito al traguardo, ne avevo ancora... Voto: 8.
Ho chiuso 19° assoluto e 4° di categoria M1 a 4" dal podio (avessi saputo chi era il terzo lo avrei acchiappato), non posso certo lamentarmi troppo, ma ora vado ad allenarmi...

venerdì 27 marzo 2015

Confronti epocali

Il film Rocky Balboa probabilmente non rimarrà nella storia del cinema, ma all'inizio della trama c'è un'idea divertente: viene proposta in TV una simulazione al computer con una sfida virtuale fra il campione mondiale dei pesi massimi in carica e Rocky, ormai vecchio e ritiratosi a vita privata. Non vi svelo il resto della trama perchè è pieno di sorprese.... AHAHAHAHA!!
Il confronto di atleti di epoche diverse è indubbiamente molto affascinante, soprattutto perchè qualunque opinione si esprima si esce vincitori nella discussione... nessuno può dimostrare davvero di avere ragione!
Il gioco è divertente e si presta anche ad interessanti esercizi di matematica come questo di Filippo Radicchi, in cui si cerca di stabilire chi sia il più grande tennista di tutti i tempi (secondo questo studio si tratterebbe di Jimmy Connors, che in una mia personale ipotetica classifica all time non salirebbe nemmeno sul podio...).
Chi è più grande? Owens o Lewis? Meazza o Maradona? Spitz o Phelps? Nurmi o Bekele? Lever o Federer? Chamberlain o Jordan? Coppi o Pantani? Navratilova o Serena? Fosbury o Sotomayor?
E' chiaro che negli sport in cui le prestazioni sono misurate o cronometrate un confronto è teoricamente più semplice, ma anche i numeri, in questo caso, non dicono tutto. Pensate solo alle enormi differenze nelle piste di atletica, negli attrezzi, nelle tecniche di allenamento, nell'alimentazione, nella medicina, nelle condizioni di vita in generale. Tutti elementi che rendono improponibile un confronto "scientifico".
Anche la storia dello sport, come qualunque storia, non può essere fatta con i "se" e con i "ma".
Io penso semplicemente che un atleta che abbia stravinto per anni nell'epoca in cui ha vissuto e gareggiato è un Grande. Punto.
Cosa sarebbe successo se fosse nato 50 anni prima o dopo nessuno può dirlo e francamente mi interessa poco.

martedì 17 marzo 2015

Buona la prima

Ieri sono stato fortunato.
Certo, si dice che la fortuna aiuti gli audaci ed in effetti ieri, anche solo per partecipare al duathlon sprint di Formello, prima tappa della Forhans Cup 2015, occorreva una certa dose di coraggio, forse anche al limite dell'incoscienza per chi (come me) fa sport "per gioco" e non "per lavoro".
Siamo a metà marzo, ma sembra di essere in pieno inverno: pioggia e vento freddo... clima non certo ideale per salire su una bici da corsa e pedalare "a palla" nei saliscendi delle strade di campagna a nord di Roma... Così esco di casa senza dare troppi dettagli alla famiglia sulla gara che vado a fare: "Ci vediamo dopo pranzo. Ciao".
Nella testa ho un mantra "sii prudente".
La location di Formello è stupenda per una gara di duathlon in condizioni primaverili. Davvero un peccato che non ci sia il sole... "vabbè" penso "mi tiro la prima frazione di corsa, poi passeggio in bici e finisco al massimo". Piano semplice.
Tutti dietro la linea di partenza e minuto di silenzio... Ciao Linda.
Si parte.
Siamo abbastanza pochi, un centinaio, non ci sono fenomeni da 3'/km e sono subito tra i primi. Dopo qualche centinaio di metri mi assesto al quarto posto, con i primi tre a distanza di pochi metri. Mi sento bene, sensazione di corsa composta, penso "vai così".
Dopo circa 4,5 km arriva la zona cambio, sono sempre quarto, il terzo ed il secondo sono vicinissimi, solo il primo ha un po' allungato nell'ultimo km di corsa.
T1, via con la bici.
Piove, c'è vento e la strada è sporca e bagnata..."sii prudente".
Dopo un po' di saliscendi inizia un bel discesone..."sii prudente"... freno, contengo la velocità e sono concentratissimo... qualcuno mi sorpassa, era previsto, resisto alla tentazione di seguirne alcuni..."sii prudente" penso "o sono ciclisti veri o sono incoscienti o entrambe le cose", comunque io non appartengo a nessuna delle tre categorie. Arriva un po' di salita e posso spingere... è meno pericoloso che in discesa, ri-sorpasso qualcuno. Giro di boa, si torna indietro. Sono praticamente solo, massima attenzione..."sii prudente". Arriva il discesone, ma ora in salita, senza la paura di cadere, la strada mi sembra più corta. Potenza della mente.
Vedo la zona cambio e penso "il risultato fondamentale è ormai raggiunto, sarò a casa sano e salvo, ora devo solo divertirmi a correre forte".
T2, scarpette e via.
Sto bene, ne acchiappo subito uno, lo supero e ne punto un altro. Lo raggiungo e lo supero. Ne vedo un altro ancora.... qualche centinaio di metri e supero anche lui. Sono solo 2 km abbondanti ed il traguardo è ormai vicino, ne avrei ancora, ma non vedo più avversari. Dopo una curva ne compare uno... lo punto. Spingo, la sagoma davanti si avvicina velocemente, ma anche il traguardo è vicinissimo. Niente da fare... Taglio il traguardo. Avrei avuto bisogno di ancora qualche centinaio di metri di corsa per guadagnare un'altra posizione.
Sono nono assoluto, secondo di categoria M1.
Alla vigilia avrei firmato per un risultato così, ma rimango un ingordo agonista... dopo ogni gara guardo sempre quelli che mi sono arrivati davanti (tanti o pochi che siano) e penso alla gara successiva per lasciarmene qualcuno di loro dietro.
Questa volta comunque mi è andata molto bene, eravamo in pochi ed i migliori non c'erano. So che mi sono spinto in zone di classifica che non mi appartengono nel circuito Forhans Cup, ma nello sport gli assenti hanno sempre torto ed io, invece, c'ero.



mercoledì 11 marzo 2015

Alla ricerca del picco (di forma)

Chiunque si alleni per migliorarsi in uno sport, sa quanto sia difficile farlo in modo da centrare i propri obiettivi.
Programmare (e svolgere) razionalmente gli allenamenti per raggiungere un picco di forma esattamente nel giorno della gara fissata come target è impresa davvero ardua. Le variabili in gioco sono tante, alcune governabili, altre meno... ci vuole anche un po' di culo, ma lo studio e l'esperienza aiutano.
Sul piano teorico, il miglioramento conseguente all'allenamento viene tradizionalmente rappresentato attraverso al cosiddetta "curva di supercompensazione". Navigando un po' su internet troverete tantissimo materiale sull'argomento.
Semplificando al massimo, il principio è questo:
1. mi alleno
2. provoco uno stress che inizialmente peggiora la mia performance
3. mi riposo, recupero ed il mio corpo si adatta allo stress migliorando
4. sono migliorato e posso allenarmi di nuovo
Ripeto in sequenza lo schema ed il gioco è fatto!
Peccato che tutte le rappresentazioni tipo quella riportata sopra siano sempre un po' approssimative...
Per esempio non hanno mai delle chiare unità di misura su nessuno dei due assi cartesiani.
Sull'asse delle ascisse c'è il tempo (giorni), ma dopo quanto tempo raggiungo il primo livello di miglioramento e posso nuovamente allenarmi? Non è chiaro..
Sull'asse delle ordinate poi si parla genericamente di miglioramento... si, ma in termini di cosa? Diciamo che per un runner potrebbe essere la velocità in gara, ma sappiamo che nessuno può misurare la propria velocità in gara dopo ogni allenamento, ci si dovrebbe allenare facendo solo gare...
In realtà la performance complessiva potrebbe essere vista come il risultato del miglioramento di tanti parametri (es. V02Max, SAN, SAE, ecc.), per ognuno dei quali ci sarebbe una curva propria...
Poi ci sarebbe almeno un'altra domanda fondamentale, al fine della ricerca del "picco di forma": il processo per quante volte può essere reiterato? Certo non all'infinito...
In questo caso la teoria rappresenta in modo probabilmente corretto, ma assai semplificato la realtà ed è davvero difficile applicarla a fini pratici nell'allenamento.
Insomma... un bel casino!
Noi triatleti poi, questo casino lo dobbiamo moltiplicare per tre!
Rimanendo sul tema e parlando di corsa, personalmente spero di non aver "sprecato" un picco di forma nel mio allenamento di ieri. Dopo un riscaldamento di 15km in bici la sensazione di leggerezza delle gambe correndo il 5x1000 era quella dei giorni migliori... e se fosse stato il giorno del mio irripetibile top?

venerdì 27 febbraio 2015

Scarpe, scarpe delle mie brame...

Mi capita abbastanza spesso di confrontarmi con amici podisti, triatleti o semplicemente sportivi, più o meno esperti, sul tema scarpe da running.
Trattandosi dell'unico strumento veramente indispensabile per correre (berefoot runners a parte...) è ovvio che il tema scarpe sia al centro delle discussioni dei praticanti e che le aziende produttrici di scarpe alimentino l'interesse di mercato con continue "novità".
Vi piacciono i dolci? Evvai con la pasticceria!!!
Su internet è pieno di articoli in cui vengono classificate le scarpe da running ed in cui vengono dati consigli su come sceglierle in base alle proprie caratteristiche di corsa.
Di seguito riporto la classificazione in categorie ancora oggi più nota (anche se da alcuni ritenuta superata):

  • Minimaliste A0 - Scarpe estremamente leggere, generalmente sotto i 200 gr, progettate per favorire il "movimento naturale" del piede. 
  • Superleggere A1 - Scarpe dal peso inferiore ai 250 gr, indicate per gare ed allenamenti a ritmo molto sostenuto, consigliate a runner veloci (sotto 3'30"/km) e leggeri, senza problemi di appoggio.
  • Intermedie A2 - Scarpe dal peso compreso tra 250 e 300 gr, che offrono in generale un buon livello di ammortizzazione, consigliate comunque a corridori sufficientemente veloci (intorno ai 4'00"/km) e leggeri.
  • Massimo ammortizzamento A3 - Scarpe dal peso intorno ai 300 gr, costruite per offrire grande ammortizzazione. Sono normalmente suggerite a runner con appoggio neutro o supinato o da chi usa plantari personalizzati.
  • Stabili A4 - Scarpe create per correggere i problemi di eccessiva pronazione, pesano generalmente oltre i 300 gr. e garantiscono sostegno dell'arco plantare, protezione e stabilità. Consigliate a runners pronatori e pesanti.
  • Trail Running A5 - Scarpe specifiche per affrontare tracciati sconnessi e di montagna, in grado di assorbire al meglio gli impatti con il terreno e garantire la massima tenuta in discesa ed in frenata.
  • Chiodate specialistiche A8 - Scarpe realizzate per le diverse specialità dell'atletica in pista o per il cross, tipicamente fornite di chiodi per la presa sul terreno.
Un aspetto molto "di moda" nel classificare le scarpe da running è poi quello del DROP, ossia del differenziale di altezza tra tacco e punta. Fino a qualche anno fa la maggior parte delle scarpe da running aveva un drop di circa 12 mm. Oggi si trovano in commercio scarpe da running con drop inferiori a 10 mm, fino ad arrivare a scarpe con drop 0, che dovrebbero assecondare una corsa "più naturale" con appoggio spostato sull'avampiede.
Personalmente preferisco parlare di corsa che di scarpe da corsa... ma se devo dire la mia, a chi me lo chiede suggerisco sempre di scegliere semplicemente le scarpe che si sentono più comode e di cambiare il meno possibile. Chi si trova bene con un certo tipo di scarpa, o addirittura con un certo modello di una certa marca, e soprattutto non ha mai avuto infortuni con una certa scarpa, perchè dovrebbe cambiarla? Per andare più veloce? Secondo me il rischio di farsi male non vale la candela...
Ecco allora che io, da quando ho ripreso a correre con continuità (circa un anno e mezzo), uso sempre lo stesso tipo di scarpe (quelle della foto).
Attenzione: non dico assolutamente che siano le migliori per tutti, ma sono quelle che vanno bene per me...

giovedì 12 febbraio 2015

Quanto ce metto a fa' la mezza?

Il mio amico Luciano detto "Il Corsaro", da qualche settimana ha aperto un bel blog, che consiglio a chi si interessi di allenamento razionale e non solo.
Ora nel suo ultimo post il Corsaro ha affrontato un tema interessante: qual'è la differenza di passo nel correre i 10km e la mezzamaratona per i podisti amatori?
Nel post si mette in discussione una regoletta semplice, ma evidentemente non corretta, che indicherebbe che lo scarto di passo fra la mezzamaratona e la VR (velocità di riferimento, intesa come soglia anaerobica e valutata pari a quella di una gara di 12km) deve essere al massimo di 10"/km. Approssimando si potrebbe quindi dire che la differenza di passo tra 10km e mezza è di circa 10".
Questa regola è valida per atleti d'elite, ma per gli amatori è quanto meno "ottimistica".
Ok... diciamo pure che la regola per gli amatori è sbagliata... Quindi?
Quindi suggerisco di affidarsi ad "un classico" di oltre 15 anni fa: la tabella previsionale di Orlando Pizzolato.
Eccola (l'ho solo un po' adattata per la discussione):
Rappresentando graficamente l'andamento del passo sui 10km, quello sulla mezza ed il differenziale in secondi tra i due, appare anche visivamente evidente che quest'ultimo cresce con l'aumentare del passo gara: quanto meno si è veloci (e direi anche allenati ed esperti) tanto più alto è il differenziale di passo.
Nel suo post il Corsaro riporta una serie di 17 casi di suoi atleti per i quali il differenziale medio tra passo gara sui 10km e passo gara sulla mezzamaratona è di 14,2 secondi.
Poichè i suoi casi rientrano in una forbice di valore sui 10km tra i 33'20" ed i 46'11", calcolando la media di differenziale sulla tabella di Pizzolato per una forbice di valori analoga (32'20"-48'30"), che è pari a 14,8 secondi, possiamo dire che la casistica del Corsaro rientra sostanzialmente nel modello di Pizzolato.
Come scrive giustamente il Corsaro nel suo post, l'unica analisi che può portare a delle previsioni attendibili sulla prestazione in gara di un atleta è l'analisi accurata del suo stato attraverso l'evoluzione del suo allenamento, ma per avere una buona indicazione da cui partire la tabella di Pizzolato secondo me è ottima.

P.S. io dovrei correre la mezza in 1h20'... mah... meglio che non ci provo.

giovedì 29 gennaio 2015

#PieroAngelaPresidente

Per me è semplicemente un mito.
E sono sinceramente convinto che sarebbe un ottimo Presidente della Repubblica.
Forse perfino troppo per il nostro paese... sarebbe uno stimolo per meritarcelo.
Pensateci e passate parola.

domenica 25 gennaio 2015

Il PB che non ti aspetti

Oggi all'arrivo della gara (ma anche già durante) ero stupito un po' come il bimbo della foto.
Mi ero iscritto alla Corsa di Miguel un paio di settimane fa, senza particolari pretese. L'intenzione era quella di correrla al massimo, ma senza finalizzare la preparazione per questa gara, continuando la fase di carico di queste settimane soprattutto su bici e nuoto. Così ho semplicemente ridotto un pochino la corsa in quest'ultima settimana, ma non ho effettuato un vero scarico pre-gara.
Mi aspettavo comunque una prestazione discreta, ma non certo il mio nuovo PB sui 10km: 35'44" 
La giornata era climaticamente quasi perfetta, per la perfezione avrei preferito solo qualche grado centigrado in più. 
Il percorso un classico velocissimo per i podisti romani, il cosiddetto giro dei ponti, con arrivo nella spettacolare pista dello stadio dei marmi.
Avevo anche un buon pettorale che mi consentiva di partire bene nella prima griglia, insieme ai top runners.
Insomma... non potevo non provarci.
Così sono partito deciso intorno ai 3'35"/km, con l'idea di tenere finchè ne avevo. In effetti ne avevo...
I primi 5 km sono volati, anche grazie alla nutrita compagnia (ammazza quanti siamo a correre su quel ritmo!), un bel gruppetto tra cui anche una forte donna (poi seconda assoluta al traguardo).
Passaggio al quinto in 17'51" e già il mio viso cominciava ad assumere l'espressione del bimbo in foto.
Al sesto strappetto con passaggio spettacolare, ma tostarello sul ponte Duca d'Aosta e leggero rallentamento 3'41", ma al settimo di nuovo un parziale sui 3'35"... l'ho interpretato come un segnale, se avessi tenuto ancora un paio di km avrei potuto spararmi l'ultimo a palla come di solito riesco a fare e probabilmente riuscire a stare sotto 36' (impensabile alla vigilia).
Ottavo e nono 3'40" e 3'37"... ok posso farcela... via a tutto gas.
Siamo ancora in gruppo, si sgomita per trovare le traiettorie migliori e... Biiip! 
Qualcuno urta il mio orologio e ferma il cronometro. Porc....! Mentre mi produco nel massimo sforzo provo a farlo ripartire, ma ho percorso diverse decine di metri... non avrò la soddisfazione di vedere registrato il tempo e percorso completo sul gps, ma poco importa... ormai il traguardo è a vista, ultimo tratto a 3'21"... è fatta! 
Gara da incorniciare, oggi mi sono piaciuto, alla fine stupore ma anche grande soddisfazione.
Me la godo. 


dal minuto 11:38 al minuto 12:00

mercoledì 14 gennaio 2015

Chi si ricorda di Atlanta 1996?

Una settimana fa ha compiuto 50 anni ed io, che ogni tanto lo incontro in giro nelle gare di triathlon, vi dico che fisicamente (a parte qualche capello bianco) è ancora quasi uguale alla foto sopra che lo ritrae ai tempi d'oro in cui se la batteva con i keniani sui 3000m siepi.
Dopo l'atletica al top si è dato alle maratone nel deserto, poi al duathlon ed al triathlon, sempre con egregi risultati. Un grande fisico, una grande testa, una faccia simpatica. Auguri ad Alessandro Lambruschini!
Speriamo che qualcuno riesca prossimamente a seguire le sue orme in pista, l'atletica italiana ne avrebbe bisogno.
Intanto io ho iniziato ad aumentare un po' i carichi di lavoro per la primavera e l'estate. Il focus è soprattutto su bici (domenica scorsa prima uscita un po' intensa di 60 km) e nuoto (obiettivo tre sedute a settimana di almeno un paio di km), ma intanto ieri ho fatto un bel lavoretto di corsa abbastanza impegnativo.
Probabilmente, di passaggio nella preparazione, correrò a fine mese un'altra gara da 10km, senza particolari pretese, ma per tenere vivo lo stimolo agonistico.

martedì 6 gennaio 2015

La befana è passata

A me questa befana mancherà...
L'epifania tutte le feste si porta via.
Sigh!
Oggi ho festeggiato la fine delle vacanze con una buona gara sui 10km, la classica Corri per la Befana nel parco degli acquedotti di Roma. Ho chiuso in 36'09", in linea con le attese. Mi sarebbe piaciuto metterci una quindicina di secondi in meno e scendere di nuovo sotto i 36', ma il percorso aveva qualche insidia ed i postumi di un fastidioso raffreddore non mi facevano respirare benissimo. Comunque ho dato quasi tutto quello che avevo, va bene così.
Da domani comincerò a spingere su nuoto e bici per la stagione di duathlon e triathlon 2015.
Con la corsa cercherò di mantenere un po' qualità, ma con pochi km e quasi zero gare. La sfida sarà perdere il meno possibile. Forse ad inizio primavera proverò a finalizzare di nuovo una 10km al massimo, vedremo...
In fondo mi sento soprattutto un podista e mi piacerebbe esplorare fino in fondo le mie potenzialità nella corsa, ma presto arriverà il tempo e la voglia di indossare un body e quest'anno vorrei partire per l'ultima frazione di corsa con uno svantaggio recuperabile...

lunedì 5 gennaio 2015

Ciao Pino

Je so' pazzo, je so' pazzo 
e vogl'essere chi vogl'io ascite fore d'a casa mia. 
Je so' pazzo je so' pazzo c'ho il popolo che mi aspetta e scusate vado di fretta non mi date sempre ragione io lo so che sono un errore nella vita voglio vivere almeno un giorno da leone e lo Stato questa volta non mi deve condannare pecché so' pazzo, je so' pazzo ed oggi voglio parlare. 
Je so' pazzo, je so' pazzo si se 'ntosta 'a nervatura metto tutti 'nfaccia 'o muro. 
Je so' pazzo, je so' pazzo e chi dice che Masaniello poi negro non sia più bello? 
E non sono menomato sono pure diplomato e la faccia nera l'ho dipinta per essere notato. 
Masaniello è crisciuto Masaniello è turnato. 
Je so' pazzo, je so' pazzo nun nce scassate 'o cazzo!

(Pino Daniele)