mercoledì 11 marzo 2015

Alla ricerca del picco (di forma)

Chiunque si alleni per migliorarsi in uno sport, sa quanto sia difficile farlo in modo da centrare i propri obiettivi.
Programmare (e svolgere) razionalmente gli allenamenti per raggiungere un picco di forma esattamente nel giorno della gara fissata come target è impresa davvero ardua. Le variabili in gioco sono tante, alcune governabili, altre meno... ci vuole anche un po' di culo, ma lo studio e l'esperienza aiutano.
Sul piano teorico, il miglioramento conseguente all'allenamento viene tradizionalmente rappresentato attraverso al cosiddetta "curva di supercompensazione". Navigando un po' su internet troverete tantissimo materiale sull'argomento.
Semplificando al massimo, il principio è questo:
1. mi alleno
2. provoco uno stress che inizialmente peggiora la mia performance
3. mi riposo, recupero ed il mio corpo si adatta allo stress migliorando
4. sono migliorato e posso allenarmi di nuovo
Ripeto in sequenza lo schema ed il gioco è fatto!
Peccato che tutte le rappresentazioni tipo quella riportata sopra siano sempre un po' approssimative...
Per esempio non hanno mai delle chiare unità di misura su nessuno dei due assi cartesiani.
Sull'asse delle ascisse c'è il tempo (giorni), ma dopo quanto tempo raggiungo il primo livello di miglioramento e posso nuovamente allenarmi? Non è chiaro..
Sull'asse delle ordinate poi si parla genericamente di miglioramento... si, ma in termini di cosa? Diciamo che per un runner potrebbe essere la velocità in gara, ma sappiamo che nessuno può misurare la propria velocità in gara dopo ogni allenamento, ci si dovrebbe allenare facendo solo gare...
In realtà la performance complessiva potrebbe essere vista come il risultato del miglioramento di tanti parametri (es. V02Max, SAN, SAE, ecc.), per ognuno dei quali ci sarebbe una curva propria...
Poi ci sarebbe almeno un'altra domanda fondamentale, al fine della ricerca del "picco di forma": il processo per quante volte può essere reiterato? Certo non all'infinito...
In questo caso la teoria rappresenta in modo probabilmente corretto, ma assai semplificato la realtà ed è davvero difficile applicarla a fini pratici nell'allenamento.
Insomma... un bel casino!
Noi triatleti poi, questo casino lo dobbiamo moltiplicare per tre!
Rimanendo sul tema e parlando di corsa, personalmente spero di non aver "sprecato" un picco di forma nel mio allenamento di ieri. Dopo un riscaldamento di 15km in bici la sensazione di leggerezza delle gambe correndo il 5x1000 era quella dei giorni migliori... e se fosse stato il giorno del mio irripetibile top?

5 commenti:

  1. Tu sei alla ricerca di un picco di forma...e io che sono alla ricerca di una forma accettabile?

    Un salutone,
    Marco

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  2. a parte i microcicli di compensazione, ci sono anche i meso e i macro... e i periodi di riposo totale e parziale... e i cicli pluriennali... come si fa ad applicare ste cose con gli amatori? che vogliono gareggià 2-3 volte al mese? e che se non esce pb a ogni gara s'incazzano?
    poi il picco agonistico andrebbe ricercato con lo scarico (taper), ma ogni parametro ha un taper di diversa durata!

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    Risposte
    1. E' difficilissimo.... pero` chi si incazza perche` non fa pb ogni due settimane dovrebbe cambiare sport

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