mercoledì 9 marzo 2016

Virtuous Circle

Ieri, dopo due mesi di stop per le ormai periodiche bizze del mio tallone sinistro, ho fatto la prima corsetta del 2016. Posso quindi timidamente uscire dal letargo editoriale e festeggiare con il primo post del 2016.
Prendendo spunto da una discussione nata sul blog dell'amico Corsaro vi propongo la mia idea su cosa servirebbe per far rinascere l'atletica italiana, un CIRCOLO VIRTUOSO:
più interesse = allargamento del mercato = più soldi = più meritocrazia = più risultati = più interesse
Un circolo virtuoso, per definizione, si autoalimenta, ma occorre farlo partire. Il  vero problema è questo.
Si potrebbe partire da più risultati, magari con un piano pluriennale di valorizzazione dei molti talenti giovani che oggi abbiamo. Ci vorrebbe tempo, pazienza e bisognerebbe affidare a qualcuno in gamba questo programma nazionale... la vedo dura, ma sperar non nuoce.
Si potrebbe partire dall'interesse, spingendo mediaticamente il prodotto atletica, ad esempio imitando quanto fatto dalla federazione italiana tennis con supertennis, ossia creando un canale televisivo nazionale in chiaro gratis, disponibile  anche on-line, dedicato solo all'atletica. L'interesse si potrebbe alimentare anche con eventi "all'americana" (cito una buona idea di Edoardo EastLondoner), utili a volgarizzare (nel senso più nobile del termine) l'atletica.
Difficile nel XXI secolo pensare di partire da più soldi, il mecenatismo è una pratica fuori moda. Oggi un privato investe i suoi soldi solo se ha una buona garanzia di avere un ritorno economico, quindi i soldi arriverebbero solo se il circolo funzionasse già bene.
Importante è capire l'anello meritocrazia. Se il circolo virtuoso partisse sarebbe la meritocrazia a far emergere la razionalità e la conseguente qualità degli attori e delle loro attività. Nel mio mondo ideale, ad esempio, se un allenatore è razionale raggiunge più risultati, le società e gli atleti migliori lo cercano e lo pagano di più, quando va in TV sale l'audience, se pubblicizza qualcosa le vendite salgono, ecc... Chi non merita piano piano va ai margini.
Insomma, in Italia qualcosa del genere è già successo con la pallavolo a partire dalla fine degli anni '80. Ancora oggi, dopo quasi 30 anni, il movimento gode del circolo virtuoso che partì allora. A proposito di allenatori ricordo il Grandissimo Julio Velasco, che fu al tempo stesso motore e fruitore del circolo virtuoso. I suoi risultati lo portarono al successo mediatico ed economico e fu fonte di ispirazione anche per tanti giovani allenatori di allora.
In quei tempi io giocavo a pallavolo ed avevo scoperto l'esistenza di quello sport grazie ai successi della nazionale di Velasco, al bellissimo campionato italiano in cui c'erano anche i migliori giocatori stranieri del mondo (Kiraly, Timmons, Renan, Stork, ecc.) oltre che i migliori allenatori e soprattutto grazie al fatto che tutto questo si vedeva ampiamente in TV, gratis e senza decoder.
C'erano grandi sponsor, tanti soldi e tanto interesse. Chiunque in Italia, fermato per strada, avrebbe saputo dire chi erano Zorzi e Lucchetta.
Il circolo virtuoso funzionava perfettamente ed era partito dal nulla, da una situazione ben peggiore di quella da cui potrebbe partire oggi l'atletica italiana... Yes, we can!

8 commenti:

  1. la difficoltà sta nel definire chi e come giudica la meritocrazia, che per produrre risultati seri (da adulti) deve essere valutata a distanza di anni.
    altrove si fa e funziona. nei college americani i risultati un allenatore non deve raggiungerli oggi ma fra 5 anni, se non li raggiunge va a fare il muratore. ma lì se ne fregano se un cadetto fa il record nazionale...

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    1. Altrove c'è meritocrazia, da noi oggi no.
      L'esempio degli USA è certamente calzante con il concetto di circolo virtuoso che ho raccontato. Lì i college sono a pagamento, gli studenti sono clienti e vanno attratti dal servizio che viene loro offerto. Gli atleti sono testimonials della qualità di un college. Gli allenatori sono professionisti giudicati sulla base dei loro risultati: se non li raggiungono il college perde mercato e loro vanno a casa.
      Esiste oggi qualcosa di simile in Italia per l'atletica?

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  2. Edoardo EastLondoner9 marzo 2016 16:34

    Fabio,
    Innanzi tutto, grazie per la citazione. Non conoscevo il tuo blog, arrivo tramite un link ad un tuo commento sul sito Corsaro.


    Come credo si capisse dai miei commenti, la tua idea di circolo virtuoso mi piace, ma capisco anche I commenti del Corsaro.

    Domanda: cosa succede ad un allenatore che fa fare vari record italiani ai cadetti, e poi questi cadetti, sempre seguiti dallo stesso allenatore, fanno schifo da assoluti? Immagino che I nuovi cadetti vengano affidati ad atri; in cosa fa cilecca la meritocrazia in questo caso?

    Grazie

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    1. Edoardo, sei il benvenuto!
      Il mio è un blog più personale e meno famoso di quello del corsaro, ma ogni visitatore è gradito.
      In Italia gli allenatori sono pochi e malpagati comunque, non fa differenza se ottengono o no risultati. Si diventa allenatori per passione, per una sorta di scelta di vita missionaria, seguendo un percorso di formazione piuttosto standardizzato e legato a strutture diciamo obsolete e poco innovative, per usare un eufemismo (il corsaro sarebbe più crudo...).
      Un allenatore che fallisce non viene "punito" così come un allenatore che vince non viene premiato. E' tutto fermo, ma in fondo nessuno si lamenta... tanto la maggioranza degli italiani manco lo sanno cos'è l'atletica!
      Per me la soluzione non sta tanto nello sperare che queste strutture obsolete diventino improvvisamente e miracolosamente illuminate ed in grado di sfornare moderni geni dell'allenamento, ma piuttosto nel far si che fare l'allenatore di atletica in Italia diventi una professione riconosciuta e ben pagata. Solo se l'atletica diventasse anche un business si potrebbe pensare di premiare o punire economicamente un allenatore che vince o che perde.

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    2. regà, non c'è speranza. gurdate che gente esce dall'università:
      - non sanno parlare italiano
      - il loro prof-relatore non se ne accorge (manco lui sa parlare italiano magari...)
      - la solita pappardella moda-fidal da 35 anni
      - il grafichetto minimal di bosco
      - l'omaggio ai defunti (la stffness era una paranoia ossessiva di vittori)
      - input tecnici da fucilazione (l'angolo al gomito di 90°)

      http://www.ilcoach.net/influenza-della-stiffness-nella-corsa-prolungata-di-alberto-mazzucchelli/

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    3. Edoardo EastLondoner10 marzo 2016 21:52

      Dopo aver notato che questa tesi è stata citata sia qui sia sul blog corsaro, avevo deciso di leggerla questa sera.

      Purtroppo mi sono fermato al titolo; ma come si fa a mettere un titolo di una tesi in Comic Sans?

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  3. se non fosse esistita la meritocrazia in Italia non avremmo avuto il Sud pre Unità d'Italia, il rinascimento e tante invenzioni e creazioni.

    Vi racconto un aneddoto su come la penso su questo Paese.
    Una volta sono andato a vedermi il film Argo (interessante nei primi 3', poi potete anche non vederlo), quello con Ben Affleck (liberazione di ostacoli).
    Ebbene, nell'introdurre le condizioni dell'Iran (ex Impero Persiano) nel film si è detto la seguente:
    una volta c'era un tizio che voleva nazionalizzare i pozzi petroliferi. Questa cosa faceva girare le balle e allora organizzarono un colpo di stato (potete immaginare quali due stati lo favorirono).
    Il nuovo governatore si faceva portare ogni giorno la colazione da Parigi.

    Notate, invece di farsela portare dal migliore posto del mondo per queste cose ovvero Catania (ahahah) se la faceva portare da Parigi!
    Scherzi a parte (non tanto, in Francia si mangia malino), spero di essere stato chiaro.

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    1. Valsandra, scusami ma non credo di aver capito... forse anche perche` non ho visto il film.
      Comunque se la tua critica e` alla meritocrazia in se`, allora dissento. Se la critica e` invece all'estensione del sistema meritocratico ad ogni ambito della societa`, allora ti seguo: ce ne sono alcuni che dovrebbero essere garantiti a tutti, anche a chi "non merita" (es. sanita`, istruzione di base, servizi sociali)

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