lunedì 18 luglio 2016

Chi vuol esser lieto sia...

Le cose nella nostra vita spesso non vanno come ci si aspetta.
Le sorprese del destino possono essere piacevoli, ma anche incredibilmente atroci e crudeli.
All'improvviso ti ritrovi ad urlare "Perchè proprio io!? Perchè proprio ora!?..." e l'impossibilità di trovare una logica negli eventi accresce il tuo dolore.
In questi ultimi giorni questo pensiero mi ha accompagnato spesso.
Credo di non essere stato l'unico su questo pianeta a domandarsi se si può fare qualcosa o se si deve solo imparare ad accettare che il destino è imperscrutabile e che la vita è come una roulette russa in cui ogni tanto la pallottola che ti capita non è a salve.
Io non ho la risposta, ma di certo ho rafforzato la mia già molto vecchia idea che le cose belle della vita, quelle che ti fanno stare bene, vanno apprezzate e godute finchè si può. Finiscono, prima o poi.
CARPE DIEM.
Sabato, dopo mesi di battaglia con la tendinite e di stop per il recupero da una doppia frattura alle costole, ho fatto la mia prima gara del 2016, il triathlon sprint di Caprarola.
Me la sono goduta istante per istante, pensando che del doman non v'è certezza.
CARPE DIEM.
Non mi importava se avevo pochissimi km di allenamento nelle gambe a piedi ed in bici e se la sosta post infortunio aveva interrotto anche il mio percorso di miglioramento nel nuoto. 
Anche con il minimo sindacale di preparazione per me già solo essere lì era un successo.
CARPE DIEM.
Alla fine salire sul 3° gradino del podio di categoria M2 è stata una sorpresa tanto gradita quanto inaspettata. Quest'anno è andata così, l'anno prossimo chissà.
CARPE DIEM.


lunedì 20 giugno 2016

Adesso viene il facile!

A Roma è stato un trionfo.
Ora zero chiacchiere e tanti fatti, semplicemente come a Pomezia.
Fare bene sarà più facile del previsto.
Forza e CoRAGGIo!

lunedì 11 aprile 2016

Il piacere di vivere


Yannick Noah è stato il mio mito giovanile.
Il mio rapporto con lo sport e forse, per certi aspetti, con la vita, sarebbe stato diverso senza di lui.
Yannick mi ha regalato stimoli ed emozioni.
Semplicemente e meravigliosamente emozioni.
Per chi non lo conoscesse (in fondo chi non seguiva il tennis negli anni '80 è giustificato) questa intervista può essere illuminante.
A me, invece, queste parole suonano familiari e mi fanno scoprire che il tempo è passato, ma la mia sintonia con Yannick è magicamente rimasta invariata negli anni.
E siccome mi piace tracciare con un sottile filo rosso il collegamento tra i miei post, vi dico che nelle parole di Yannick c'è anche la seconda puntata dei consigli per la rinascita dell'atletica italiana.

"(servono, n.d.r.) mezzi, strutture, organizzazione e ottimi coach, ma il campione nasce da un ragazzo che si sveglia ogni mattina con un sogno"

Meditate gente, meditate...

mercoledì 9 marzo 2016

Virtuous Circle

Ieri, dopo due mesi di stop per le ormai periodiche bizze del mio tallone sinistro, ho fatto la prima corsetta del 2016. Posso quindi timidamente uscire dal letargo editoriale e festeggiare con il primo post del 2016.
Prendendo spunto da una discussione nata sul blog dell'amico Corsaro vi propongo la mia idea su cosa servirebbe per far rinascere l'atletica italiana, un CIRCOLO VIRTUOSO:
più interesse = allargamento del mercato = più soldi = più meritocrazia = più risultati = più interesse
Un circolo virtuoso, per definizione, si autoalimenta, ma occorre farlo partire. Il  vero problema è questo.
Si potrebbe partire da più risultati, magari con un piano pluriennale di valorizzazione dei molti talenti giovani che oggi abbiamo. Ci vorrebbe tempo, pazienza e bisognerebbe affidare a qualcuno in gamba questo programma nazionale... la vedo dura, ma sperar non nuoce.
Si potrebbe partire dall'interesse, spingendo mediaticamente il prodotto atletica, ad esempio imitando quanto fatto dalla federazione italiana tennis con supertennis, ossia creando un canale televisivo nazionale in chiaro gratis, disponibile  anche on-line, dedicato solo all'atletica. L'interesse si potrebbe alimentare anche con eventi "all'americana" (cito una buona idea di Edoardo EastLondoner), utili a volgarizzare (nel senso più nobile del termine) l'atletica.
Difficile nel XXI secolo pensare di partire da più soldi, il mecenatismo è una pratica fuori moda. Oggi un privato investe i suoi soldi solo se ha una buona garanzia di avere un ritorno economico, quindi i soldi arriverebbero solo se il circolo funzionasse già bene.
Importante è capire l'anello meritocrazia. Se il circolo virtuoso partisse sarebbe la meritocrazia a far emergere la razionalità e la conseguente qualità degli attori e delle loro attività. Nel mio mondo ideale, ad esempio, se un allenatore è razionale raggiunge più risultati, le società e gli atleti migliori lo cercano e lo pagano di più, quando va in TV sale l'audience, se pubblicizza qualcosa le vendite salgono, ecc... Chi non merita piano piano va ai margini.
Insomma, in Italia qualcosa del genere è già successo con la pallavolo a partire dalla fine degli anni '80. Ancora oggi, dopo quasi 30 anni, il movimento gode del circolo virtuoso che partì allora. A proposito di allenatori ricordo il Grandissimo Julio Velasco, che fu al tempo stesso motore e fruitore del circolo virtuoso. I suoi risultati lo portarono al successo mediatico ed economico e fu fonte di ispirazione anche per tanti giovani allenatori di allora.
In quei tempi io giocavo a pallavolo ed avevo scoperto l'esistenza di quello sport grazie ai successi della nazionale di Velasco, al bellissimo campionato italiano in cui c'erano anche i migliori giocatori stranieri del mondo (Kiraly, Timmons, Renan, Stork, ecc.) oltre che i migliori allenatori e soprattutto grazie al fatto che tutto questo si vedeva ampiamente in TV, gratis e senza decoder.
C'erano grandi sponsor, tanti soldi e tanto interesse. Chiunque in Italia, fermato per strada, avrebbe saputo dire chi erano Zorzi e Lucchetta.
Il circolo virtuoso funzionava perfettamente ed era partito dal nulla, da una situazione ben peggiore di quella da cui potrebbe partire oggi l'atletica italiana... Yes, we can!