venerdì 27 febbraio 2015

Scarpe, scarpe delle mie brame...

Mi capita abbastanza spesso di confrontarmi con amici podisti, triatleti o semplicemente sportivi, più o meno esperti, sul tema scarpe da running.
Trattandosi dell'unico strumento veramente indispensabile per correre (berefoot runners a parte...) è ovvio che il tema scarpe sia al centro delle discussioni dei praticanti e che le aziende produttrici di scarpe alimentino l'interesse di mercato con continue "novità".
Vi piacciono i dolci? Evvai con la pasticceria!!!
Su internet è pieno di articoli in cui vengono classificate le scarpe da running ed in cui vengono dati consigli su come sceglierle in base alle proprie caratteristiche di corsa.
Di seguito riporto la classificazione in categorie ancora oggi più nota (anche se da alcuni ritenuta superata):

  • Minimaliste A0 - Scarpe estremamente leggere, generalmente sotto i 200 gr, progettate per favorire il "movimento naturale" del piede. 
  • Superleggere A1 - Scarpe dal peso inferiore ai 250 gr, indicate per gare ed allenamenti a ritmo molto sostenuto, consigliate a runner veloci (sotto 3'30"/km) e leggeri, senza problemi di appoggio.
  • Intermedie A2 - Scarpe dal peso compreso tra 250 e 300 gr, che offrono in generale un buon livello di ammortizzazione, consigliate comunque a corridori sufficientemente veloci (intorno ai 4'00"/km) e leggeri.
  • Massimo ammortizzamento A3 - Scarpe dal peso intorno ai 300 gr, costruite per offrire grande ammortizzazione. Sono normalmente suggerite a runner con appoggio neutro o supinato o da chi usa plantari personalizzati.
  • Stabili A4 - Scarpe create per correggere i problemi di eccessiva pronazione, pesano generalmente oltre i 300 gr. e garantiscono sostegno dell'arco plantare, protezione e stabilità. Consigliate a runners pronatori e pesanti.
  • Trail Running A5 - Scarpe specifiche per affrontare tracciati sconnessi e di montagna, in grado di assorbire al meglio gli impatti con il terreno e garantire la massima tenuta in discesa ed in frenata.
  • Chiodate specialistiche A8 - Scarpe realizzate per le diverse specialità dell'atletica in pista o per il cross, tipicamente fornite di chiodi per la presa sul terreno.
Un aspetto molto "di moda" nel classificare le scarpe da running è poi quello del DROP, ossia del differenziale di altezza tra tacco e punta. Fino a qualche anno fa la maggior parte delle scarpe da running aveva un drop di circa 12 mm. Oggi si trovano in commercio scarpe da running con drop inferiori a 10 mm, fino ad arrivare a scarpe con drop 0, che dovrebbero assecondare una corsa "più naturale" con appoggio spostato sull'avampiede.
Personalmente preferisco parlare di corsa che di scarpe da corsa... ma se devo dire la mia, a chi me lo chiede suggerisco sempre di scegliere semplicemente le scarpe che si sentono più comode e di cambiare il meno possibile. Chi si trova bene con un certo tipo di scarpa, o addirittura con un certo modello di una certa marca, e soprattutto non ha mai avuto infortuni con una certa scarpa, perchè dovrebbe cambiarla? Per andare più veloce? Secondo me il rischio di farsi male non vale la candela...
Ecco allora che io, da quando ho ripreso a correre con continuità (circa un anno e mezzo), uso sempre lo stesso tipo di scarpe (quelle della foto).
Attenzione: non dico assolutamente che siano le migliori per tutti, ma sono quelle che vanno bene per me...

giovedì 12 febbraio 2015

Quanto ce metto a fa' la mezza?

Il mio amico Luciano detto "Il Corsaro", da qualche settimana ha aperto un bel blog, che consiglio a chi si interessi di allenamento razionale e non solo.
Ora nel suo ultimo post il Corsaro ha affrontato un tema interessante: qual'è la differenza di passo nel correre i 10km e la mezzamaratona per i podisti amatori?
Nel post si mette in discussione una regoletta semplice, ma evidentemente non corretta, che indicherebbe che lo scarto di passo fra la mezzamaratona e la VR (velocità di riferimento, intesa come soglia anaerobica e valutata pari a quella di una gara di 12km) deve essere al massimo di 10"/km. Approssimando si potrebbe quindi dire che la differenza di passo tra 10km e mezza è di circa 10".
Questa regola è valida per atleti d'elite, ma per gli amatori è quanto meno "ottimistica".
Ok... diciamo pure che la regola per gli amatori è sbagliata... Quindi?
Quindi suggerisco di affidarsi ad "un classico" di oltre 15 anni fa: la tabella previsionale di Orlando Pizzolato.
Eccola (l'ho solo un po' adattata per la discussione):
Rappresentando graficamente l'andamento del passo sui 10km, quello sulla mezza ed il differenziale in secondi tra i due, appare anche visivamente evidente che quest'ultimo cresce con l'aumentare del passo gara: quanto meno si è veloci (e direi anche allenati ed esperti) tanto più alto è il differenziale di passo.
Nel suo post il Corsaro riporta una serie di 17 casi di suoi atleti per i quali il differenziale medio tra passo gara sui 10km e passo gara sulla mezzamaratona è di 14,2 secondi.
Poichè i suoi casi rientrano in una forbice di valore sui 10km tra i 33'20" ed i 46'11", calcolando la media di differenziale sulla tabella di Pizzolato per una forbice di valori analoga (32'20"-48'30"), che è pari a 14,8 secondi, possiamo dire che la casistica del Corsaro rientra sostanzialmente nel modello di Pizzolato.
Come scrive giustamente il Corsaro nel suo post, l'unica analisi che può portare a delle previsioni attendibili sulla prestazione in gara di un atleta è l'analisi accurata del suo stato attraverso l'evoluzione del suo allenamento, ma per avere una buona indicazione da cui partire la tabella di Pizzolato secondo me è ottima.

P.S. io dovrei correre la mezza in 1h20'... mah... meglio che non ci provo.